Tra diventare e restare incompiuti: Nous: ‘tsubomi’
- CZMOS Redazione

- 6 giorni fa
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C’è una differenza tra suonare dentro una scena e provare a costruirne una propria.Nous si muove esattamente in questo spazio.
Partono da un immaginario riconoscibile l’eredità del rock giapponese anni 2000, le texture shoegaze, le strutture indie, ma non si fermano lì. La loro musica non cerca solo di suonare “giusta”, cerca di diventare un luogo.
Con “tsubomi”, il discorso si sposta ancora più in profondità: non è una traccia che parla di crescita in modo lineare, ma di tutto quello che resta sospeso prima di diventare qualcosa. Un momento fragile, incompleto, ma necessario.
In questa intervista, nous raccontano cosa significa costruire un’identità oggi, tra nostalgia, struttura e la difficoltà di trasformare qualcosa di ancora indefinito in una forma precisa.
La band nous racconta cosa significa diventare qualcosa: intervista

Vi descrivete come “diventare un luogo e una cultura”. Cosa significa davvero nella vita reale: non come concetto, ma come qualcosa che vivete ogni giorno?
Vogliamo che la nostra musica sia la colonna sonora di quei momenti durante il tragitto di ritorno a casa dal lavoro o da scuola, quando sei appoggiato al finestrino del treno, mentre elabori le emozioni della giornata. Che si tratti di amplificare la gioia o purificare la tristezza, puntiamo a creare un santuario personale per l’ascoltatore. Quando queste esperienze individuali si moltiplicano in tutto il mondo, si intrecciano tra loro dando vita a una cultura condivisa e invisibile.
La vostra musica è emotiva ma anche molto strutturata e stratificata. Costruite prima l’emozione, o emerge dalla struttura del brano?
Varia da canzone a canzone, ma recentemente ci siamo concentrati sul costruire prima la struttura portante. Una volta che l’impalcatura è solida, vi riversiamo le nostre emozioni e i nostri pensieri per darle vita. Diamo anche grande importanza al fatto che la personalità musicale di ciascun membro possa respirare all’interno di quella struttura, assicurandoci che il risultato finale sia umano e stratificato.

I vostri testi parlano di incontri, perdita e andare avanti. Pensate che la vostra generazione viva questi temi in modo diverso oggi?
Assolutamente sì. In un’epoca in cui la tecnologia ci permette di verificare l’esistenza di qualcuno attraverso uno schermo in qualsiasi momento, il peso dell'incontro" e della “perdita” è cambiato. Riflettiamo costantemente su quale sia il significato di questi temi universali nell’era digitale e cerchiamo di tradurre queste sfumature contemporanee nella nostra scrittura musicale.
Nella vostra musica c’è un senso di fragilità silenziosa. Vedete la vulnerabilità come qualcosa da proteggere o da esporre?
Crediamo che un artista debba esporre la propria vulnerabilità. Mostrando apertamente le nostre debolezze, creiamo uno spazio in cui gli ascoltatori che provano le stesse cose possano trovare conforto e guarigione. Il nostro obiettivo è creare musica in cui le emozioni di chi crea e di chi ascolta si connettano nel modo profondo e sincero.

In questo momento, cosa state cercando di diventare, non come band, ma come presenza?
Ci immaginiamo come un piccolo caffè indipendente. Uno spazio in cui la distanza tra chi ospita e chi entra è intima, dove serviamo una “tazza di musica” curata nei minimi dettagli e creiamo uno scambio autentico di emozioni. Indipendentemente da genere, nazionalità o età, vogliamo che le nostre porte siano sempre aperte, rappresentando una presenza calda e accessibile per chiunque.
Il vostro suono sembra molto legato sia alla scena alternativa giapponese che a quella UK. Vi sentite una band locale o già parte di uno spazio internazionale?
Dato che siamo profondamente influenzati dalla scena alternative britannica, abbiamo sempre creato musica con la consapevolezza di far parte di un panorama globale. Allo stesso tempo, teniamo molto all’ambiente locale e al contesto musicale in cui siamo cresciuti. La nostra missione è sublimare queste radici locali in una forma che possa essere accolta e apprezzata da persone in tutto il mondo.

CZMOS TAKE
La band nous non stanno cercando un suono. stanno cercando uno spazio in cui esistere.
Questa è già una presa di posizione, perché oggi tutto ti chiede di essere definito subito:genere, estetica, identità, target. Tutto deve essere leggibile. Tutto deve funzionare.
Loro invece, partono da qualcosa di riconoscibile: shoegaze, alt rock, giappone 2000, ma lo usano come punto di appoggio o come destinazione.
“tsubomi” non parla di crescita. parla del momento prima. Quando non sei ancora niente di preciso, ma nemmeno più quello che eri.
Ed è esattamente lì che si fermano. Non accelerano. Non risolvono.



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