CZMOS Weekly - #001
- CZMOS Redazione

- 7 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
La settimana asiatica che l'Italia non ha visto
Settimana del 25 aprile – 1 maggio 2026
Questa settimana quattro segnali. Non cinque, quattro, perché questa rubrica non riempie spazio. Ogni settimana conta quello che conta davvero. Il filo che li tiene insieme: il mondo si muove verso l'Asia. L'industria culturale lo sa, i festival lo sanno, i numeri lo dicono. L'Italia guarda dall'altra parte.
01 - L'Indonesia ha un nuovo girl group. Il mondo lo sa già. L'Italia no.
Si chiamano No Na. Sono in quattro: Esther, Baila, Christy, Shaz, e il video del loro singolo "Work" ha totalizzato oltre 9,5 milioni di ascolti su Spotify in due mesi. Il pezzo apre con i ceng-ceng, i piatti tradizionali balinesi, e la coreografia ha scatenato un trend globale grazie a un'acrobazia di Christy che ha fatto girare la testa a mezzo internet.
Non sono un fenomeno di nicchia. Sono sotto 88rising, la label che ha lanciato Rich Brian e NIKI, e il loro nome deriva dalla parola indonesiana nona, ovvero "signorina". Tutto nella loro estetica, i costumi, le coreografie, il suono è esplicitamente indonesiano. Non come folklore decorativo, ma come dichiarazione identitaria su un palco globale.
Il punto non è che No Na siano le migliori del mondo. Il punto è che il pop del Southeast Asia ha smesso da un po' di chiedere il permesso, e noi non ce ne siamo ancora accorti. In Italia, nessun media generalista ne ha scritto. Spotify: https://open.spotify.com/artist/25ZVvmN0Tm9Os5K42swK8b?si=DCNNzMf1RA-tKL1e4UTtCQ
Instagram: https://www.instagram.com/nonawav/

02 - Eurovision arriva in Asia. Bangkok è la città ospite. In Italia ne hanno scritto solo i fan di Eurovision.
Il 31 marzo 2026, EBU, Voxovation e S2O Productions hanno annunciato che la prima edizione di Eurovision Song Contest Asia si terrà il 14 novembre 2026 a Bangkok.
Dieci paesi confermati: Corea del Sud, Thailandia, Filippine, Vietnam, Malaysia, Cambogia, Laos, Bangladesh, Nepal e Bhutan.
La notizia è circolata in Italia, ma quasi esclusivamente nei blog dedicati a Eurovision, letta come curiosità del format. Nessuno l'ha letta come quello che è: la prima espansione multinazionale in settant'anni di storia di Eurovision, che avviene verso est, non verso ovest.

Per la stampa culturale italiana, Eurovision Asia è una nota a margine. Dovrebbe essere un segnale di struttura: la musica pop asiatica sta costruendo la propria infrastruttura competitiva, indipendente dall'Occidente.
Bangkok come hub creativo non è una novità per chi segue il settore, ma per il giornalismo culturale italiano, è ancora territorio sconosciuto.
03 - Rakuten Fashion Week Tokyo 2026: una designer vince il Tokyo Fashion Award con una collezione su memoria e morte.
Alla Rakuten Fashion Week Tokyo A/W 2026, il Tokyo Fashion Award è andato a Kakan, brand fondato da Hana Kudo, che definisce la moda come forma di performance art.
La sua collezione si muove tra pezzi scultorei reticolati e silhouette con tessuti feltrati, in un equilibrio tra romanticismo e minimalismo. Il look finale, no scialle simile a una ragnatela, lentamente lasciato scivolare sul pavimento della passerella come l'ultima traccia di un sogno che svanisce è diventato il momento della settimana.
Kudo ha studiato Fine Arts a Central Saint Martins e Fashion Design all'Instituto Marangoni. Ha lanciato il brand nel 2024. Ha appena vinto il premio più importante della settimana della moda di Tokyo. La stampa di moda italiana, che pure ha le risorse e la tradizione per farlo, non ne ha scritto una riga.
Tokyo Fashion Week produce ogni stagione almeno tre o quattro designer che meriterebbero attenzione critica in Europa. Non nel senso del trend report, ma nel senso della conversazione sulla moda come linguaggio. Continuiamo a trattarla come un appuntamento regionale. Non lo è.
04 - Il "Chinamaxxing" è il fenomeno culturale del momento sui social occidentali.
Tra i giovani americani ed europei, la fascinazione per l'Asia va ben oltre la musica: dai Labubu al virale Adidas Tang jacket, i social media degli ultimi mesi sono stati sempre più attratti dall'estetica cinese, in un fenomeno che viene chiamato "Chinamaxxing".
Il termine è brutto. Il fenomeno è reale. Non si tratta di esotismo, si tratta di una generazione che costruisce la propria identità visiva attingendo a riferimenti culturali che fino a cinque anni fa erano quasi invisibili nell'immaginario pop occidentale.
La Tang jacket, derivata dalla divisa maoista, reinterpretata da Adidas, che diventa oggetto di desiderio globale è una storia sull'appropriazione, sulla direzione del flusso culturale, sul potere dell'estetica come linguaggio politico.
In Italia qualcosa circola, pezzi su Labubu, qualche articolo sulla Tang jacket, ma orientati al prodotto, mai alla lettura. Nessuno sta analizzando cosa significa che l'estetica cinese sia diventata aspirazionale in Occidente, chi ne beneficia, cosa si perde nella traduzione. Quel pezzo non esiste ancora in italiano.
CZMOS Weekly esce ogni domenica. Cinque segnali, quando ci sono. Quattro, quando è giusto così. czmosmag.com















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