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Intervista ai BIG OCEAN: "Vogliamo essere riconoscibili anche senza audio"

Immagine del redattore: CZMOS Redazione
CZMOS Redazione
11 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min

PJ, Chanyeon e Jiseok raccontano a CZMOS Magazine la lingua dei segni come identità musicale, il lato giocoso di “Love Sign” e il ritorno in Europa dopo la cancellazione del precedente tour.


Una performance dei BIG OCEAN dovrebbe poter essere riconosciuta anche senza ascoltarne la musica.


È questa l’ambizione che Jiseok affida a CZMOS Magazine quando gli chiediamo quale parte dell’identità del gruppo dovrebbe rimanere immutata durante la sua crescita internazionale. Non un genere preciso o un concept destinato a ripetersi, ma il modo in cui mani, espressioni e lingua dei segni attraversano la coreografia.


BIG OCEAN

Formati da PJ, Chanyeon e Jiseok, i BIG OCEAN hanno debuttato il 20 aprile 2024 con “Glow”. Sono considerati il primo gruppo idol K-pop formato da membri sordi e ipoudenti.


Nelle performance utilizzano Korean Sign Language, American Sign Language e International Sign: il segno non viene aggiunto alla fine per tradurre un testo già esistente, ma entra nella costruzione stessa della canzone e del movimento.


BIG OCEAN in conversazione con CZMOS Magazine


Riconoscibili anche senza suono


Mentre i BIG OCEAN raggiungono un pubblico globale sempre più ampio, quale parte della vostra identità come artisti vorreste rimanesse inequivocabilmente vostra?


Vorrei che qualcuno potesse guardare una performance dei BIG OCEAN senza audio e sapere comunque che siamo noi.
Le nostre mani, le nostre espressioni, il modo in cui la lingua dei segni attraversa la coreografia: tutto questo è diventato parte della nostra identità musicale.
Il suono e i concept possono continuare a cambiare. Ma spero che quel modo di esibirci continui a sembrare inequivocabilmente BIG OCEAN. -Jiseok

La sua risposta sposta l’attenzione dalla tecnologia alla forma artistica. Durante le prove, il gruppo può seguire il tempo attraverso vibrazioni e segnali visivi, mentre la ripetizione porta il ritmo nella memoria muscolare.



Questi strumenti spiegano come i membri possano lavorare con la musica, ma non definiscono da soli la loro identità.


Quella riconoscibilità nasce nel passaggio tra segno, espressione e movimento: il testo non viene soltanto ascoltato o tradotto, ma occupa fisicamente il palco.


“Love Sign” e il diritto di essere giocosi


“Love Sign”, pubblicata il 9 settembre 2026, trasforma la relazione tra mani e linguaggio nel centro del brano.


La traccia si muove tra nu-disco, pop R&B e soul; il ritornello nomina diverse lingue dei segni, mentre i gesti diventano contemporaneamente testo, coreografia e hook visivo.

“Love Sign” rivela un lato giocoso e provocante dei BIG OCEAN. Che cosa vi ha permesso di esprimere questo concept su voi stessi come artisti?

Ci ha permesso di essere un po’ maliziosi.
Spesso le persone incontrano per la prima volta i BIG OCEAN attraverso una storia seria: la disabilità, le difficoltà, la tecnologia, il superamento degli ostacoli.
Con “Love Sign” abbiamo potuto spostare l’attenzione da un’altra parte. Sulla chimica, sul contatto visivo, sulla sicurezza, sull’attrazione.
Non dovevamo trasformare ogni cosa che ci riguarda in un messaggio. Potevamo semplicemente divertirci a essere attraenti per tre minuti. -PJ



Quando una coreografia può parlare

Nelle vostre performance, la lingua dei segni diventa sia testo sia coreografia. Che cosa possono comunicare le vostre mani che una voce o un movimento di danza da soli non possono comunicare?


Un movimento di danza può suggerire qualcosa, ma un segno può davvero dirlo. Le nostre mani possono contenere il testo letterale, mentre la velocità, l’espressione e il resto della coreografia mostrano come lo intendiamo.
Quindi un movimento può essere linguaggio e performance nello stesso momento. Credo che quello spazio tra le due cose sia il punto nel quale i BIG OCEAN sembrano maggiormente i BIG OCEAN. - Chanyeon

Chi conosce la lingua dei segni può leggere parte del testo attraverso il corpo. Chi non la conosce può comunque percepirne ritmo, intenzione e intensità. La coreografia non sostituisce il linguaggio e il linguaggio non interrompe lo spettacolo: i due elementi vengono progettati insieme.

Quando il pubblico risponde con le mani

Le vostre performance raggiungono pubblici che utilizzano lingue parlate e segnate differenti. Una risposta ricevuta durante questo tour ha cambiato il modo in cui comprendete la connessione sul palco?

Proprio la settimana scorsa è successo qualcosa allo Houston Korean Festival che mi è rimasto davvero impresso. Abbiamo chiesto al pubblico: “Qual è il vostro cibo coreano preferito?” e tutti hanno iniziato a gridare. Poi ho notato un fan che segnava “tteokbokki” in KSL. L’ho capito immediatamente e ho potuto rispondergli.
Sembra un momento piccolo, ma per me era qualcosa di nuovo. Eravamo sul palco di un grande festival e improvvisamente ho potuto avere uno scambio diretto con qualcuno attraverso la lingua dei segni.
Siamo abituati a portare la lingua dei segni sul palco attraverso le nostre canzoni, ma in quel momento qualcuno la stava utilizzando per risponderci. Mi ha ricordato che la comunicazione può muoversi in entrambe le direzioni, anche nel mezzo di un festival rumoroso. - Jiseok

BIG OCEAN

Dalla moda alle Nazioni Unite


Il tour statunitense ha esteso il lavoro dei BIG OCEAN oltre il palco musicale. Il 10 settembre il gruppo ha presentato con Andy Yu una collezione durante il New York Men’s Day. Vogue ha descritto la collaborazione come un incontro tra uniformi militari britanniche, romanticismo vittoriano e workwear, reinterpretati attraverso il linguaggio del gruppo.


Il 21 settembre i BIG OCEAN hanno inoltre partecipato a Digital@UNGA, evento organizzato da UNDP e ITU durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.


Metronomi vibranti, segnali visivi, sottotitoli e lingua dei segni hanno mostrato come l’accessibilità possa ampliare una performance quando viene considerata fin dall’inizio del processo creativo.


Il ritorno dei BIG OCEAN in Europa


Dopo la cancellazione della tournée europea prevista in primavera, i BIG OCEAN torneranno nel continente con tre concerti:

  • 28 ottobre 2026: Die Kantine, Colonia

  • 31 ottobre 2026: Alhambra, Parigi

  • 3 novembre 2026: 229, Londra


Da quella interruzione è nata anche “Make It Up To You”, canzone dedicata alle persone che il gruppo avrebbe dovuto incontrare durante il tour cancellato. La nuova tournée non può eliminare ciò che è accaduto, ma rappresenta un tentativo concreto di ricostruire il rapporto con il pubblico europeo.


L’Italia resta una possibilità


CZMOS: Dal momento che CZMOS ha sede in Italia, esiste un artista, musicista, regista, designer o un’altra figura creativa italiana che ti abbia influenzato o ispirato?


Amo davvero Ennio Morricone. “Gabriel’s Oboe”, da The Mission, è da molto tempo uno dei miei brani preferiti. Amo quanto sentimento la sua musica riesca a trasmettere senza avere bisogno di parole.
Se un giorno avremo la possibilità di visitare l’Italia, mi piacerebbe suonare uno dei suoi brani per i PADO lì. Credo che sarebbe un momento davvero speciale. - PJ

BIG OCEAN

La scelta di Morricone chiude quasi il cerchio: una composizione capace di comunicare senza parole incontra un gruppo che sta costruendo la propria identità nello spazio tra suono, gesto e immagine.


I BIG OCEAN continueranno probabilmente a essere presentati attraverso il loro primato. È una definizione importante, ma non può restare l’unica. “Love Sign” aggiunge ironia, sicurezza e attrazione; il ritorno in Europa mostra la volontà di ricostruire un rapporto interrotto.


Le parole dei membri chiariscono l’obiettivo più ampio: arrivare al punto in cui bastino delle mani, un’espressione e una coreografia per sapere immediatamente chi si sta guardando.

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