MI AMI festival 2025 – Tra pioggia, pelle d’oca e verità urlate
- Valentina Bonin

- 26 mag 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Due giorni sotto il cielo incerto di Milano, tra fango, pioggia a secchiate e una voglia viscerale di lasciarsi attraversare dalla musica.
Il MI AMI Festival 2025 ha dimostrato ancora una volta di essere molto più di un evento: è un rito collettivo, un luogo dove si torna per sentire qualcosa di vero. Noi di CZMOS eravamo lì, tra la folla, a rincorrere luci, suoni e istanti.

Day 1 – Voci che sanno di casa
Il festival si è aperto con l’urgenza di dire qualcosa. A farlo ci ha pensato Giuse The Lizia, salito sul palco nel tardo pomeriggio con una delicatezza ruvida, fatta di pop malinconico e verità sussurrate al microfono. Tra una battuta ironica e una canzone su errori condivisi, Giuse ha portato una sincerità disarmante. Il culmine arriva con 404 — una cover de I Cani che dal vivo esplode come un inno generazionale. Nessun artificio, solo lui, la band e un pubblico che si è sentito visto, per davvero.
Un live che ha lasciato addosso la sensazione di aver assistito a qualcosa di profondamente autentico.
La nostra serata si chiude con FASK (Fast Animals and Slow Kids), sempre sostenuti dallo zoccolo duro dei fan, quelli che cantano tutto a memoria. “Non potrei mai” è la chiusura perfetta: un brano che sa di saluto e ringraziamento, mentre Aimone parla al pubblico con una gratitudine sincera. Emozione, sudore e cori: la trinità perfetta per chiudere il venerdì.
Day 2 – MI AMI Festival 2025 Caos lucido, tra conferme e rivelazioni
Il secondo giorno cambia ritmo ma non intensità.Sul palco arrivano Gli Psicologi, e da quel momento l’energia si trasforma. Il duo riesce a fondere introspezione e rabbia generazionale con una naturalezza potente.Tra urban e pop, tra lacrime e urla, il loro live è una montagna russa emotiva che tiene l’Idroscalo in pugno. Il pubblico canta, urla, si agita. Non è solo un concerto, è una presa di posizione collettiva.
Poco dopo, tra le pieghe del tramonto, arrivano Post Nebbia. Non erano i più attesi, ma sono stati tra i più incisivi.La loro psichedelia postmoderna, stratificata e tagliente, è come un sogno lucido: ti avvolge piano e poi ti sveglia di colpo. Uno di quei set che ti fa chiedere “cosa ho appena visto?” — in senso buono.Una delle rivelazioni più eleganti del festival.
E poi ci sono stati Rkomi, Frah Quintale, e tutta quella linea d’onda di pop italiano che continua a funzionare, soprattutto dal vivo. Hanno portato potenza e carisma, uniti a una qualità scenica che ha infiammato il pubblico.
MI AMI è tutto questo
Volti che brillano sotto le luci del palco, scarpe sporche di fango, sorrisi spaccati in due dalla stanchezza e dalla gioia. MI AMI è il posto dove si canta anche se si è stonati, si balla anche se piove, si ascolta anche chi non si conosce.
E noi di CZMOS lo abbiamo raccontato con la pelle, gli occhi e la macchina fotografica. Trovate tutto questo nella nostra photogallery e nel nostro carosello social, dove ogni scatto è un pezzo di memoria collettiva.
MI AMI 2025 non è stato perfetto. È stato reale. E questo basta.















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