Sojeong Shim: reinventare l’arpa per il pop contemporaneo

Per circa vent’anni, Sojeong Shim ha conosciuto l’arpa attraverso la disciplina della musica classica.
Oggi, però, non vuole che lo strumento rimanga confinato a un’immagine elegante, delicata o quasi celestiale.
Nella sua musica l’arpa può creare ritmo, sostenere una struttura pop, diventare elettronica, percussiva e persino aggressiva.
La differenza non consiste semplicemente nell’aggiungere l’arpa all’arrangiamento di una
canzone. Per Sojeong, tutto cambia quando è proprio lo strumento a determinare dall’inizio
l’armonia, il ritmo, la scrittura vocale e il movimento della performance.
Formatasi alla Seoul National University e successivamente alla Eastman School of Music
negli Stati Uniti, l’arpista, cantautrice e compositrice sudcoreana ha trascorso anni nel
mondo classico prima di iniziare a sviluppare un linguaggio personale tra voce, produzione
contemporanea e performance visiva.
Nel 2026 questo percorso l’ha portata tra gli otto finalisti di Korea’s Next Wave, la selezione
nazionale sudcoreana per la prima edizione dell’Eurovision Song Contest Asia.
Con il brano originale “EHERADIYA” Sojeong ha raggiunto il secondo posto, dietro “DEEP DIVE” di JUNHEE, presentando il proprio lavoro a un pubblico molto più ampio rispetto a quello della
musica classica.

La competizione non le ha consegnato il biglietto per Bangkok, ma le ha mostrato che il
pubblico era pronto a riconoscerla non soltanto come un’arpista che canta, bensì come un’artista dotata di un proprio mondo musicale e visivo.
In questa intervista con CZMOS, Sojeong Shim racconta come sta cercando di ampliare le possibilità dell’arpa, il modo in cui “EHERADIYA” fa dialogare tradizione coreana e pop contemporaneo e perché il secondo posto a Korea’s Next Wave rappresenta per lei un inizio.
Quando l’arpa diventa il punto di partenza
Hai detto di non voler essere considerata semplicemente “un’arpista che canta”. Cosa cambia quando l’arpa diventa il punto di partenza di una canzone pop, invece di
essere un elemento aggiunto all’arrangiamento?
Per me esiste una grande differenza tra aggiungere un’arpa a una canzone pop e creare un brano che nasca realmente dall’arpa.
Suono questo strumento da gran parte della mia vita, quindi non lo conosco soltanto per le sue qualità belle o delicate. Ne conosco anche i limiti, la fisicità, il ritmo e le numerose texture che può produrre.
Quando compongo partendo dall’arpa, queste caratteristiche possono influenzare l’armonia, il ritmo, la struttura e persino il modo in cui utilizzo la voce.
Per questo non voglio che l’arpa abbia una funzione decorativa nella mia musica. Voglio che esista una ragione per la sua presenza.
Allo stesso tempo, non desidero che ogni mia canzone suoni come “musica per arpa”. Prima di tutto sono una cantautrice, quindi la canzone e l’emozione vengono sempre prima. A volte l’arpa può essere lirica e bellissima, ma in altri momenti voglio che diventi ritmica, percussiva, elettronica o persino aggressiva.
È qui che la mia identità diventa più interessante anche per me. Non sto semplicemente cantando mentre suono l’arpa. Sto cercando di scoprire quale musica contemporanea possa esistere quando l’arpa diventa parte delle sue fondamenta.
Oltre l’eleganza e la fragilità
L’arpa porta con sé forti associazioni con la musica classica, l’eleganza e persino la
fragilità. Quali di queste aspettative vuoi preservare e quali stai cercando consapevolmente di mettere in discussione?
Non voglio rifiutare completamente l’immagine tradizionale dell’arpa. Amo la sua eleganza, la sua bellezza e l’incredibile storia dello strumento. Provengo dalla musica classica e quella formazione rimane una parte molto importante di ciò che sono.
Quello che voglio mettere in discussione è l’idea che l’arpa possa essere soltanto questo.
Spesso le persone si aspettano che abbia un suono morbido, romantico, celestiale o delicato. Capisco il motivo, perché lo strumento sa esprimere meravigliosamente tutte queste qualità. Dopo averlo suonato per circa vent’anni, però, so che contiene molte altre personalità.
Può essere potente. Può creare ritmo. Può essere drammatica, strana, grezza o inaspettata. Soprattutto con l’arpa elettrica, posso sperimentare con il suono e con la performance in modi molto distanti dall’immagine tradizionale che il pubblico potrebbe avere in mente.
Quel contrasto mi piace. Se il pubblico parte da una determinata aspettativa su come dovrebbe apparire o suonare un’arpista, mi piace avere la possibilità di sorprenderlo. Non sto quindi cercando di distruggere l’eleganza dell’arpa. Voglio conservarne la bellezza, ma offrirle più possibilità.
Come la tradizione entra realmente in “EHERADIYA”
“EHERADIYA” porta influenze musicali e culturali coreane all’interno di una performance pop contemporanea.
Come hai scelto quali elementi potessero entrare nella canzone senza trasformare la tradizione in un riferimento puramente
decorativo?
È un aspetto sul quale ho riflettuto molto durante la creazione di “EHERADIYA”.
Non volevo limitarmi a collocare alcuni “suoni tradizionali coreani” sopra una traccia pop per poi definirla coreana. Desideravo che gli elementi coreani influenzassero realmente il carattere e l’energia della canzone.
Il titolo stesso, “EHERADIYA”, deriva da un’esclamazione tradizionale coreana presente nella musica folk. Mi ha attirata perché possiede un’energia ritmica molto forte e crea immediatamente una sensazione di movimento e liberazione.
Da lì ho esplorato colori musicali, ritmi e strumenti coreani insieme all’arpa e alla produzione contemporanea. Sul palco ho lavorato anche con strumenti come l’haegeum e il buk, mentre la trasformazione visiva della performance è stata pensata per muoversi tra riferimenti tradizionali e un mondo molto più contemporaneo.
“EHERADIYA” rappresenta però un capitolo specifico della mia musica, non una formula che desidero ripetere in ogni progetto. Le altre mie canzoni esplorano suoni e temi molto differenti. Per questo brano, tuttavia, Korea’s Next Wave mi ha dato una ragione per riflettere più profondamente sulle mie origini e su come quelle influenze potessero entrare nel mio linguaggio musicale.
La cosa più importante era che la tradizione non sembrasse un costume o una decorazione. Doveva partecipare alla musica stessa, lasciandomi comunque la possibilità di reinterpretarla a modo mio.
Un secondo posto che diventa un inizio
Hai concluso Korea’s Next Wave al secondo posto, presentando il tuo lavoro a un
pubblico molto più ampio rispetto a quello della musica classica.
Cosa ti ha rivelato questa esperienza sul modo in cui le persone percepiscono oggi l’arpa e la tua identità artistica?
Una delle sorprese più grandi è stata rendermi conto di quante persone, pur non essendo mai state interessate all’arpa, siano diventate curiose grazie a “EHERADIYA”.
Dopo la competizione ho ricevuto messaggi da molti Paesi. Alcune persone mi hanno scritto: “Non sapevo che un’arpa potesse suonare così”. Altre non si sarebbero mai aspettate di vedere un’arpa elettrica insieme a voce, chitarra, haegeum e percussioni all’interno di una performance di questo tipo.
Questa reazione ha avuto un significato molto importante per me, perché era esattamente ciò che speravo di ottenere.
Naturalmente, arrivare seconda ha avuto un sapore agrodolce. Quando ci si avvicina così tanto alla vittoria, è naturale pensare a cosa sarebbe potuto accadere se il risultato fosse stato leggermente diverso.
Desideravo davvero avere l’opportunità di andare a Bangkok. Molto presto, però, ho iniziato a capire che era successo anche qualcos’altro di importante. Persone che prima non conoscevano il mio nome hanno scoperto la mia musica e alcune di loro hanno deciso di rimanere per seguire quello che farò in futuro.
In questo senso, Korea’s Next Wave mi ha aiutata a capire che le persone possono accettarmi oltre le categorie delle quali talvolta mi sono preoccupata. Non soltanto come arpista classica e nemmeno semplicemente come una cantante che suona anche l’arpa, ma come un’artista con un proprio mondo musicale e visivo.
Non ho vinto il biglietto per Bangkok, ma ho concluso la competizione con un’idea molto più chiara della direzione che desidero seguire. Per me, questo fa sì che l’esperienza assomigli molto più a un inizio che a una fine.
Da Ennio Morricone a un nuovo dialogo con l’Italia
CZMOS ha sede in Italia e ci piace creare un piccolo legame tra i nostri ospiti e il nostro Paese. C’è un artista, musicista o creativo italiano che ti ha influenzata?
Un compositore italiano che ho sempre ammirato è Ennio Morricone. Ciò che amo della suamusica è il modo in cui ha compreso profondamente il rapporto tra melodia, suono e immaginazione visiva.
La sua musica può essere molto sofisticata, ma l’idea emotiva rimane spesso incredibilmente chiara. Talvolta bastano poche note per creare un’intera atmosfera o far immaginare una scena.
Ora che sto riflettendo non soltanto sulla composizione, ma anche sulla performance e sul mondo visivo che circonda la mia musica, trovo tutto questo molto stimolante. Vorrei che anche il mio lavoro riuscisse a creare una connessione simile tra suono, emozione e immagine, pur muovendosi in un universo musicale molto diverso.
Naturalmente, come musicista di formazione classica, l’Italia è sempre stata presente in qualche modo nella mia educazione musicale. Sarei quindi molto felice se il mio lavoro contemporaneo potesse ora creare un nuovo legame con l’Italia, in una maniera completamente differente.
Costruire un’identità oltre lo strumento
Il percorso di Sojeong Shim parte dall’arpa, ma non termina con essa. Il suo obiettivo non è
dimostrare che uno strumento classico possa essere inserito nella musica pop.
È comprendere come il pop stesso possa cambiare quando viene composto attraverso la
fisicità, i limiti e le possibilità sonore dell’arpa.
Anche il rapporto con la tradizione segue questa direzione. In “EHERADIYA” i riferimenti
coreani non funzionano come indicatori visivi applicati dall’esterno.
L’esclamazione che dà il titolo al brano, il ritmo, l’haegeum, il buk e la trasformazione scenica partecipano alla costruzione della performance.
Il risultato non definisce però una formula per tutto ciò che verrà dopo. Sojeong vuole essere libera di esplorare canzoni, temi e linguaggi differenti.
La continuità non dipenderà dalla ripetizione di “EHERADIYA” ma dalla volontà di continuare a trattare l’arpa come un punto di partenza creativo.
Il secondo posto a Korea’s Next Wave le ha negato una destinazione, Bangkok, ma le ha aperto uno spazio più ampio.
Quello nel quale l’arpa non è più soltanto il ruolo attraverso cui presentarla, ma uno degli strumenti con cui Sojeong Shim sta costruendo la propria identità di artista contemporanea.



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