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A.B.Kei: l’artista vietnamita che dipinge la musica

  • Immagine del redattore: CZMOS Redazione
    CZMOS Redazione
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Nel panorama della nuova musica indipendente asiatica stanno emergendo artisti che non separano più le discipline creative, ma le fondono in un unico linguaggio.


Tra questi c’è A.B.Kei, artista vietnamita indipendente il cui lavoro si muove tra musica e arte visiva. Oltre a scrivere e produrre brani, è anche pittore e illustratore — e questo approccio influenza profondamente il modo in cui costruisce il suo universo sonoro.


Per A.B.Kei una canzone nasce come un dipinto: strati di texture, emozioni e idee che lentamente costruiscono un’atmosfera.


Il suo sound unisce experimental pop e influenze alternative, con una forte attenzione alla dimensione emotiva e alla sperimentazione sonora. Non è musica pensata per dare risposte immediate: è musica che invita ad entrare in un mondo.


In questa intervista per CZMOS Magazine, A.B.Kei racconta il rapporto tra musica e identità, il ruolo di internet nelle nuove scene indipendenti e il modo in cui immagina il suo universo artistico.


a.b.kei

Interview with CZMOS


La musica spesso permette agli artisti di esprimere cose che non riescono a dire nella vita quotidiana. Qual è qualcosa che la musica ti ha permesso di dire che non sei riuscito/a a dire nella vita reale?


La musica mi permette di essere onesto in modi che la conversazione quotidiana spesso non consente. Nella vita reale tendiamo a filtrare quello che diciamo o a cercare di apparire composti.
Quando scrivo una canzone, invece, posso esprimere le parti di me più conflittuali, più oscure o incerte. Alcune emozioni sono difficili da spiegare direttamente alle persone, ma attraverso il suono e le parole diventano più chiare. La musica è diventata uno spazio dove posso confrontarmi con quelle parti di me stesso invece di nasconderle.


Quando qualcuno ascolta la tua musica per la prima volta, cosa speri che provi?


Spero che la prima cosa che provino sia curiosità. La mia musica non è sempre pensata per dare risposte immediate, a volte è più simile all’entrare in uno spazio o in uno stato d’animo. Se qualcuno ascolta e prova qualcosa di nuovo ma intrigante, per me è perfetto.
Idealmente vorrei che avessero la sensazione di entrare in un piccolo mondo che li invita a rimanere ed esplorare, un po’ come quando si entra in una galleria d’arte.


Pensi che Internet abbia cambiato il modo in cui gli artisti indipendenti possono trovare il loro pubblico oggi?


Sicuramente. Senza internet sarebbe molto più difficile per artisti che fanno musica non convenzionale trovare il proprio pubblico. Le piattaforme online permettono la nascita di piccole comunità attorno a suoni ed estetiche molto specifiche. Anche se il pubblico non è enorme, la connessione può essere molto reale perché chi ascolta capisce davvero quello che stai cercando di fare.

Come descriveresti il mondo dietro la tua musica?


Il mondo dietro la mia musica è un po’ come un sogno colorato, ma leggermente instabile. C’è bellezza, ma anche tensione e oscurità. Mi interessano molto i contrasti: melodie morbide contro suoni più duri, vulnerabilità mescolata all’intensità. Sia visivamente che musicalmente cerco di creare uno spazio emotivo, cinematografico e a volte anche surreale.

a.b.kei

Se qualcuno volesse capirti come artista attraverso una sola canzone, quale traccia consiglieresti?


Se dovessi scegliere una sola canzone direi che probabilmente non è ancora uscita. Non credo che un singolo brano possa raccontare completamente un artista: spesso serve un progetto più grande, come un EP o un album.
Detto questo, una traccia che riflette molto di ciò che sono è “Bite My Tongue”. Dentro quel brano ci sono parti della mia vita, della mia personalità e del modo in cui vedo il mondo. La canzone cerca di bilanciare vulnerabilità e sperimentazione nel sound design e nella produzione, due elementi verso cui sono sempre molto attratto quando faccio musica.


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