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Pink Poppy Flowers
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ESTETICHE NATE DAL CAOS

  • Immagine del redattore: CZMOS Redazione
    CZMOS Redazione
  • 31 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

NON È UNA GENERAZIONE. È UNA CONDIZIONE.


Non è una questione di età. È una questione di pressione.

Viviamo in un sistema visivo che accelera, stratifica, pretende.


Feed infiniti, opinioni simultanee, identità da aggiornare continuamente. In questo scenario, l’estetica smette di essere stile. Diventa risposta.


Non nasce dal desiderio di distinguersi, ma dal bisogno di reggere. Di trovare una forma abitabile dentro il rumore. Le micro-estetiche che emergono oggi non seguono i trend. Li interrompono. Li rallentano. Li piegano fino a renderli strumenti personali. Non è una generazione che glitcha. È una sensibilità contemporanea che cerca ossigeno.


L’ESTETICA DELLA SOTTRAZIONE


Simon Cracker non risponde al caos competendo. Risponde sottraendo.

Some make noise to be seen. Simon Cracker does the opposite, they whisper, so you’re forced to listen.

Il loro linguaggio non nasce dall’urgenza di commentare il presente, ma dalla scelta di non amplificarlo. SS26 è costruita come un gesto di decelerazione: pochi colori, pochi volumi, pochi elementi. Nessuna distrazione.


Bianco, ecru, grigi polverosi, neri ossidati. Una t-shirt quadrata. Shorts sartoriali. Ogni look isola un solo pezzo, come se chiedesse allo sguardo di fermarsi.



Qui l’upcycling non è dichiarazione etica. È struttura mentale. I capi tornano, uguali e diversi, come variazioni sullo stesso tema. Cloni con memoria.


La “Margielata” non viene nascosta, ma assunta. Non come citazione, bensì come riflessione sul tempo, sull’usura, sulla bellezza che emerge quando smettiamo di correggere tutto. Il messaggio è chiaro:il futuro non è nell’accumulo. È nella ripetizione consapevole. Non nostalgia. Chiarezza.


L’ESTETICA COME ARMATURA


Se Simon Cracker sceglie il silenzio, Ten c sceglie la resistenza.

Non come gesto aggressivo, ma come costruzione paziente. La loro estetica nasce dalla stessa saturazione visiva, ma la attraversa creando forme che proteggono.

Metalli, superfici tecniche, tagli netti. Capi pensati per durare, adattarsi, accompagnare il corpo nel tempo.



OJJ Titanium, Chinook Cotton, HT Steel Nylon: materiali che non cercano consenso immediato. Raccontano una scelta precisa: in un mondo instabile, la durata diventa posizione culturale. Ogni capo Ten c sembra progettato per una realtà che cambia continuamente, ma che richiede comunque presenza, solidità, continuità.


Qui l’estetica non è espressione emotiva. È ingegneria dell’identità.


MICRO-ESTETICHE COME STRATEGIE DI SOPRAVVIVENZA


Simon Cracker e Ten c non parlano la stessa lingua visiva. Ma rispondono alla stessa tensione. Come si abita un mondo iper-stimolato senza esserne travolti?


Le micro-estetiche contemporanee non sono movimenti codificati. Sono strategie individuali e collettive. C’è chi sottrae. Chi costruisce. Chi ripete. Chi rende il tempo un alleato. Non per essere visti. Per restare.


Le estetiche nate dal caos non promettono identità forti. Promettono tenuta.

In un sistema che chiede performance costante, queste pratiche visive fanno una cosa radicale: introducono spazio. Tempo. Resistenza.


Non è una questione generazionale. È una condizione condivisa.

E forse non stiamo glitchando i trend per distruggerli.Forse lo facciamo per renderli, finalmente, abitabili.

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