BESFXXK: Il brand coreano che distorce la perfezione
- Valentina Bonin

- 7 ore fa
- Tempo di lettura: 5 min
BESFXXK non rompe le regole della sartoria tradizionale. Le disarticola dall'interno — con la precisione di un chirurgo e l'attitudine di chi ha studiato a Londra crescendo a Seoul.
C'è un brand coreano che si chiama, letteralmente, "bespoke + fucked up." Non è una provocazione fine a se stessa è un programma estetico. BESFXXK (si legge /biˈsfak/) nasce a Seoul nel 2017, fondato da Jae Hyuk Lim e Bona Kim, coppia nella vita e in studio.
Lui alla Royal College of Art di Londra, lei alla London College of Fashion: due traiettorie dentro la tradizione sartoriale britannica, poi il ritorno in Corea, e la domanda che non tutti si fanno, cosa succede quando porti quella disciplina dentro una sensibilità radicalmente altra?
La risposta di BESFXXK è visiva e concettuale insieme. Le giacche hanno proporzioni perfette che nascondono un'irregolarità calibrata, una cucitura fuori posto, una struttura che cede esattamente dove non ti aspetti.
Non è errore. È disturbo intenzionale, chaos designed: qualcosa di sbagliato incastonato dentro qualcosa di molto giusto.
È una logica che in Italia conosciamo bene. La tensione tra rigore costruttivo e libertà espressiva attraversa tutta la storia della moda italiana, da Armani a Margiela. La differenza è che BESFXXK non lavora per sottrazione né per eccesso, lavora per distorsione minima. Quanto poco basta per spostare completamente la percezione di un capo?
Con la collezione 26FW, Jae sposta questa ricerca sul comportamento del tessuto stesso: non più solo pattern o costruzione, ma il materiale come portatore autonomo di irregolarità. E con lui, inaspettatamente, entra in studio anche l'intelligenza artificiale, non come strumento generativo, ma come "un altro livello di dialogo" dentro il processo creativo.
Il brand non ha una grande fanbase domestica in Corea, e lo sa. La strategia guarda verso Europa e Cina, mercati dove BESFXXK è già presente, tra gli altri, da L'Eclaireur a Parigi. Il mercato italiano è parte di quell'orizzonte. Non come punto di arrivo, ma come interlocutore culturale.
Seoul non è più una scena emergente da osservare con curiosità esotica. È un laboratorio di idee dove sartoria, concettualismo e cultura digitale si mescolano in modi che Milano e Parigi stanno ancora cercando di decifrare. BESFXXK non è la risposta a quella domanda. Ma è uno dei posti migliori da cui iniziare a farla.
"Il lato britannico costruisce il sistema, quello coreano lo disturba sottilmente." - Jae Hyuk Lim, Creative Director, BESFXXK

L'intervista
Abbiamo incontrato Jae Hyuk Lim, creative director di BESFXXK, in occasione della presentazione della collezione 26FW. Cinque domande sulla tensione tra ordine e caos, tra Londra e Seoul, e su dove sta andando la moda indipendente coreana.
Il nome BESFXXK nasce dall'unione di bespoke e fucked up: quanto è importante rompere le regole della sartoria tradizionale, e cosa significa oggi quella tensione per te?
Per me non si è mai trattato di rompere le regole per il gusto della ribellione. La sartoria tradizionale porta già con sé un sistema molto completo; proporzioni, equilibrio, costruzione e lo rispetto profondamente. Quello che mi interessa è creare una distorsione sottile all'interno di quel sistema. La tensione nasce dal collocare qualcosa di leggermente "sbagliato" dentro qualcosa di molto "giusto." Oggi quella tensione mi sembra meno aggressiva di prima. È più una questione di precisione, quanto minima può essere un'alterazione e riuscire comunque a spostare l'intera percezione di un capo.
Nei tuoi capi c'è una forte tensione tra l'ordinario e il caotico, qualcosa che rende il lavoro di BESFXXK immediatamente riconoscibile. Viene da una visione concettuale o da una ricerca estetica più intuitiva?
Parte da un framework concettuale, ma si sviluppa attraverso un processo molto intuitivo. Di solito comincio da qualcosa di piuttosto ordinario, una giacca classica, una silhouette familiare e poi introduco un'irregolarità controllata. Quell'irregolarità non è casuale; viene aggiustata con cura attraverso molteplici iterazioni. In un certo senso, il caos è progettato. Non è espressivo in modo rumoroso, ma piuttosto incorporato silenziosamente nella struttura.
La tua estetica fonde la sartoria britannica con una sensibilità distintamente coreana. Come dialogano queste due culture nel tuo processo creativo?
La sartoria britannica mi ha dato una solida base nella disciplina, struttura, heritage, un modo molto razionale di costruire i capi. La sensibilità coreana, invece, riguarda più l'attitudine e la percezione. C'è una certa nitidezza e una sensibilità allo squilibrio, che credo venga dalla cultura coreana contemporanea. Nel mio processo non entrano in conflitto. Il lato britannico costruisce il sistema, quello coreano lo disturba sottilmente.
Dopo aver costruito un linguaggio così riconoscibile, qual è il passo successivo per BESFXXK? C'è un formato, un materiale o una collaborazione che ti entusiasma in questo momento?
Mi interessa espandere il linguaggio senza perdere la tensione centrale. Ultimamente ho pensato molto al comportamento dei materiali, come il tessuto stesso possa portare distorsione, invece di affidarsi solo al pattern o alla costruzione. Sto esplorando seriamente anche il lavoro con nuovi sistemi, inclusi i processi di design basati sull'AI. Uso un sistema chiamato "AiDA" da anni e funziona bene. Non come sostituto, ma come un altro livello di dialogo all'interno del processo creativo.
In un'era dominata dal fast fashion, il tuo approccio sembra quasi controcorrente. Come vedi il futuro della moda indipendente coreana?
Non credo che la moda indipendente debba cercare di competere per velocità o scala. Non è lì che risiede il suo valore. Quello che i brand indipendenti possono offrire è un punto di vista chiaro, qualcosa che non si può replicare facilmente. In futuro, penso che il divario tra produzione di massa e lavoro indipendente diventerà ancora più netto. E non è necessariamente uno svantaggio. Anzi, crea più spazio per i designer per costruire un'identità distinta.

Alla fine di questa conversazione resta qualcosa di difficile da nominare.
Non è entusiasmo. BESFXXK non cerca ammiratori. Non è distanza critica, Jae parla con troppa chiarezza per lasciarti fuori. È qualcosa di più simile a un riconoscimento: quello di un designer che sa esattamente cosa sta facendo e perché, in un momento in cui quella certezza è rara.
La moda coreana che arriva in Europa porta spesso con sé un'aspettativa — deve essere spectacle, deve spiegare la sua provenienza, deve giustificare la propria alterità. BESFXXK non fa niente di tutto questo. Costruisce un sistema, lo disturba, ripete. Il gesto è minimo. L'effetto no.
Per un magazine come CZMOS, che esiste esattamente nello spazio tra quello che la cultura asiatica produce e quello che l'Italia ancora non sa di voler vedere, BESFXXK è il tipo di brand che non si introduce. Si incontra.
FAQ — Domande frequenti
Cos'è BESFXXK e come si pronuncia?
BESFXXK è un brand di moda coreano fondato a Seoul nel 2017 da Jae Hyuk Lim e Bona Kim. Il nome unisce "bespoke" e "fucked up" e si pronuncia /biˈsfak/. Il brand è noto per la sua estetica che introduce distorsioni controllate dentro sistemi sartoriali tradizionali.
Chi ha fondato BESFXXK?
BESFXXK è stato fondato da Jae Hyuk Lim (laureato al Royal College of Art di Londra) e Bona Kim (London College of Fashion). Coppia nella vita e in studio, hanno lanciato il brand a Seoul nel 2017 dopo gli studi in Gran Bretagna.
Dove si compra BESFXXK in Europa?
BESFXXK è disponibile sul sito ufficiale besfxxk.shop e presso retailer selezionati in Europa, tra cui L’L'Eclaireur a Parigi, Bergdorf Goodman, 3NY a New York, per citarne alcuni. Il brand è distribuito anche in Asia e negli Stati Uniti attraverso una trentina di partner multimarca.

































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