La nuova campagna Dolce & Gabbana SS26 guarda a est e trova esattamente quello che cercava
- CZMOS Redazione

- 4 giorni fa
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C’è un momento preciso, nella moda, in cui il casting smette di essere strategia e diventa dichiarazione.
Con la campagna Primavera Estate 2026, Dolce & Gabbana non sceglie semplicemente due volti riconoscibili: sceglie due identità che esistono già, complete, fuori dal sistema moda. Lee Sung-kyung e Jung Hae-in non interpretano la campagna: la attraversano.
Il risultato non è una rappresentazione. È un posizionamento.
Lee Sung Kyoung: la femminilità che non chiede permesso
Lee Sung Kyoung non costruisce un’immagine, la abita. Il suo corpo visivo si muove tra codici maschili e femminili senza gerarchie, senza dichiarazioni forzate. È una femminilità che non cerca legittimazione, che non si spiega.
Nel contesto della campagna SS26, questo si traduce in una presenza fluida: il giorno e la notte non sono più opposizioni, ma continuità. Il guardaroba diventa uno spazio narrativo in cui ogni scelta sembra istintiva, mai costruita.
Non è styling.
È linguaggio.
Jung Haein: il carisma nell’ombra
Jung Haein lavora sull’opposto: sottrazione, controllo, silenzio. La sua presenza non invade l’immagine, la stabilizza. E proprio in questo equilibrio si inserisce uno degli elementi più interessanti della campagna: il pigiama.
Privato trasformato in pubblico.
Intimo che diventa dichiarazione.
Nel suo caso, il pigiama non è provocazione né ironia. È un’estensione naturale di uno stile che rifiuta la spettacolarizzazione per costruire qualcosa di più sottile: un carisma che esiste anche senza essere esposto.
Un’estetica profondamente italiana — essenziale, riconoscibile, filtrata attraverso uno sguardo contemporaneo che arriva da altrove.
Moda come spazio di ascolto
Questa campagna arriva in un momento preciso: quello in cui il rapporto tra moda occidentale e cultura dell’Asia orientale non è più un’operazione estetica, ma una dinamica strutturale.
Dolce & Gabbana non guarda semplicemente a est. Cambia postura.
Ascolta.

Lee Sung Kyoung e Jung Haein rappresentano una generazione che si muove tra sistemi culturali diversi senza perdere coerenza. Non traducono, esistono in entrambe le dimensioni.
Ed è qui che la campagna funziona davvero: non cerca di spiegare questo passaggio, lo mostra.
Fotogramma dopo fotogramma.
La bellezza non ha più coordinate
Se c’è una cosa che questa SS26 rende evidente è che la bellezza, oggi, non è più un centro da cui partire. È una traiettoria.
E in questa traiettoria, i confini smettono di essere limiti, diventano direzioni.















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