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Il Kpop è atterrato a Gardaland. Noi c'eravamo.

  • Immagine del redattore: CZMOS Redazione
    CZMOS Redazione
  • 36 minuti fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Il 13 e 14 giugno 2026, CZMOS era al Gardaland K-Pop Festival con accredito stampa. Due giorni, tre show serali, quattro interviste, e la sensazione netta di aver assistito a qualcosa che in Italia non era mai successo prima. Nomi importanti del K-pop coreano non sono arrivati in un club milanese o in un festival indipendente. Sono arrivati dentro un parco divertimenti sul Lago di Garda. Non è un dettaglio logistico, è una dichiarazione su chi è oggi il pubblico K-pop in Italia: non più una nicchia, ma un pubblico abbastanza largo da riempire un resort con tre hotel.

Quello che ci siamo portati a casa, giorno per giorno, artista per artista.


Giorno 1, sabato 13 giugno


Il pubblico era numeroso, composito, curioso. Non solo fan dichiarati: anche persone che si sono fermate a guardare, attratte da qualcosa che non si aspettavano di trovare in quel contesto, e che alla fine sono rimaste lì tutta la sera ad ascoltare artisti che sentivano per la prima volta.


Tre interviste in un giorno, tre approcci completamente diversi alla stessa domanda di fondo: chi sei oggi, rispetto a chi pensavi di diventare.


KISU


Nel 2019 KISU ha fatto qualcosa che in pochi riescono a fare: ha cambiato nome, ha ricostruito la sua identità artistica da zero, e si è ritrovato con una fanbase in più di trenta paesi senza una label dietro. Solo lui, la sua musica, la sua personalità.


A Gardaland è stato l'intrattenitore puro del weekend: si vedeva quanto gli piacesse stare in mezzo alla gente, farsi vedere, vivere del contatto diretto col pubblico.


Gli abbiamo chiesto cosa è cambiato in questi anni per riuscire a connettersi così a fondo con un pubblico internazionale.


"Prima facevo il cantante di gruppo, ero membro di un gruppo. Quando ho iniziato a fare il lavoro da solo, ho iniziato a provare un sacco di depressione, solitudine, perché prima ero abituato a lavorare in gruppo e a un certo punto mi sono ritrovato a lavorare da solo. A un certo punto, ho cominciato a percepire il fatto che non stavo sul palco da solo ma stavo sul palco anche insieme a tutti i miei fan. Ho cominciato a lavorare con questo grande sentimento di appartenenza a voi."

Quello che ha detto conferma quello che si vedeva dal vivo: il pubblico per lui non è uno spettatore, è la compagnia che ha sostituito il gruppo.




ROCKY


ROCKY negli ASTRO era il main dancer, quello che si muoveva meglio di tutti. Da solista ha scelto una strada diversa, dove composizione, produzione e direzione artistica contano quanto la coreografia.


Tra i tre artisti del primo giorno era quello con il background più solido, e si percepiva: le sue performance avevano un'attenzione tecnica che gli altri non avevano ancora, normale per chi è stato main dancer di una delle band più seguite del K-pop.


Gli abbiamo chiesto se c'è stato un momento preciso in cui ha capito che la danza da sola non gli bastava più per dire quello che voleva dire.


"Adesso penso di aver trovato il modo di esprimermi a pieno in questo momento."

Una risposta breve, ma che a Gardaland si è vista in scena più che nelle parole. La danza resta il suo terreno, solo che ora la usa per dire qualcosa in più.




PARK MIN-KYU


Park Min-kyu non è arrivato al pubblico italiano attraverso un'agenzia di entertainment. È arrivato attraverso Single's Inferno, il reality show di Netflix, ma prima di quello aveva passato otto anni nel Corpo Speciale di Soccorso della Guardia Costiera coreana. Un lavoro in cui gli errori non si riparano. Dal vivo si percepiva subito un background impostato e insieme un carattere timido, quasi in contrasto con quello che il pubblico italiano ha visto di lui in TV.


Gli abbiamo chiesto come cambia il modo di stare davanti a una telecamera quando vieni da un contesto in cui quasi nulla è reversibile.


"Prima e adesso, la mia vita è completamente cambiata. Ho fatto 8 anni nella squadra di soccorso, ho dato il massimo. Subito dopo Single's Inferno non volevo lasciare il mio lavoro, quindi ho continuato per altri 8 mesi. Ma in realtà avevo paura. Tanti dei miei amici si sono fatti male, e qualcuno è morto. Dopo tutto questo ho un trauma e un disturbo da stress post-traumatico. Ma grazie a Single's Inferno ho trovato altre opportunità davvero importanti. Adesso sto incontrando voi, faccio recitazione, l'influencer, sono arrivate altre belle occasioni. Anche se ho lasciato la guardia costiera 2 anni fa, ancora adesso non sono abituato a queste cose da influencer. In questo momento sono molto a disagio, ma sto cercando di dare il meglio e anche di cogliere queste nuove opportunità."

Otto anni a fare un lavoro che lascia il segno, nel senso più letterale. E poi un reality show che cambia tutto, non perché sia la soluzione, ma perché apre una porta quando quella precedente era diventata impossibile da tenere aperta.


Park Min-kyu non è un personaggio costruito. È qualcuno che sta ancora capendo chi è fuori dall'uniforme, e lo dice senza filtri. Siamo felici di vedere quanto questa nuova carriera stia già iniziando a dargli lo spazio che merita.





Giorno 2, domenica 14 giugno


Il secondo giorno ha confermato quello che il primo aveva già fatto intuire: la fanbase italiana del K-pop non è solo presente, è motivata. Gente arrivata da tutta Italia, non solo dal nord, apposta per questo evento. Due artiste, due modi opposti di stare sul palco, la stessa onestà nelle risposte.


LIGHTSUM


Le LIGHTSUM sono tornate in Europa dopo una sola apparizione nel 2022, e a Gardaland si sono presentate esattamente come ci si aspetta da un girl group Cube: composte, curate, una presenza scenica pulita, senza niente lasciato al caso. Cute, quasi "da bambolina", il classico stile Cube portato sul palco senza sbavature.


Gli abbiamo chiesto come descriverebbero oggi il loro sound e la loro identità rispetto a come se le immaginavano al debutto.


"Inizialmente volevo diventare una sorta di amica in questa industria e ci sono riuscita, e invece adesso con il tempo sto anche imparando a provare più emozioni a rispetto del pubblico e a ricevere molto amore."

Dal voler essere "un'amica" per chi ascolta, a imparare a ricevere quello stesso affetto indietro: è un percorso che si vede anche nel modo in cui si muovono sul palco, sempre estremamente in sintonia tra loro, ma sempre più aperte verso chi le guarda.




HYUNY


Cresciuto tra Vienna e la Corea, HYUNY porta sul palco un'estetica che mescola generi e culture senza cercare di farli coincidere per forza, difficile da etichettare con una sola parola.


Gli abbiamo chiesto come vive questa doppia identità artistica.


"Per me, per tutta la vita è sempre stato il problema di identificare quale fosse la mia identità, se sia coreana o viennese, e tutt'ora anche nella musica ho un po' questo divario di identità. Alla fine ho deciso di interpretare non più un viennese o un coreano, ma semplicemente me stesso."

Una risposta che va dritta al punto, ed è forse la più sincera raccolta in questi due giorni: non una sintesi forzata tra due culture, ma la scelta di smettere di sceglierne una.





CZMOS point of view


C'è un dettaglio che lega tutti e cinque gli artisti, più di qualsiasi altro: ognuno aveva preparato parole e frasi in italiano da usare durante le esibizioni.


Un gesto che può sembrare piccolo, ma dice molto. Nessuno ha dato per scontato che bastasse essere lì.


Questo, più della line up, più della location, è quello che resta del primo K-pop festival ufficiale in Italia: non una tappa di un tour mondiale che è passata anche da noi, ma un tentativo reale, da entrambe le parti, di incontrarsi a metà strada.


Anche se solo per una sera, anche dentro un parco divertimenti sul Lago di Garda. Foto e video: CZMOS Editorial and Nicole Biasiolo Interviste: CZMOS Editorial

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