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Sirikit: il guardaroba che ha portato l’artigianato thailandese nel mondo

Immagine del redattore: CZMOS Redazione
CZMOS Redazione
18 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Dalla couture di Pierre Balmain ai tessuti prodotti nei villaggi: la mostra Decades of Style racconta come la moda della regina Sirikit sia diventata uno strumento di diplomazia culturale e di valorizzazione dell’artigianato thailandese.


Un guardaroba può raccontare molto più dello stile di una persona. Può mostrare come un Paese sceglie di rappresentarsi e quali materiali, competenze e identità decide di rendere visibili.



È ciò che emerge da Decades of Style: The Royal Wardrobe of Her Majesty Queen Sirikit mostra ospitata dal Queen Sirikit Museum of Textiles all’interno del Grand Palace di Bangkok. Attraverso abiti, accessori, fotografie e materiali d’archivio, il percorso segue l’evoluzione dello stile di Sirikit, Queen Mother della Thailandia, dagli anni Trenta ai Duemila.


Inaugurata nel 2022 per celebrare il suo novantesimo compleanno, la mostra non presenta gli abiti soltanto come oggetti preziosi. Li utilizza per ricostruire il rapporto tra moda, tessuti thailandesi e rappresentazione internazionale.


Il guardaroba diventa così un archivio nel quale la couture europea incontra il lavoro di designer, sarti, tessitori e artigiani del Paese.


Il guardaroba della regina Sirikit tra couture e diplomazia


Uno dei momenti decisivi arriva nel 1960, quando re Bhumibol Adulyadej e la regina Sirikit intrapresero una lunga serie di visite ufficiali negli Stati Uniti e in Europa. Il viaggio richiedeva un guardaroba capace di adattarsi a climi, protocolli e occasioni differenti, ma anche di comunicare un’identità nazionale riconoscibile.


Per gli abiti di foggia occidentale, Sirikit si rivolse al couturier francese Pierre Balmain. La collaborazione durò più di vent’anni e coinvolse anche la maison Lesage per i ricami.

Tessuti thailandesi, riferimenti all’arte locale e tecniche della couture parigina entrarono così nello stesso progetto visivo.


Negli stessi anni, sotto il suo patrocinio, vennero codificati gli otto stili del Chut Thai Phra Ratchaniyom, forme di abbigliamento nazionale ispirate alla tradizione di corte e adattate alle esigenze contemporanee.


La moda della regina Sirikit non cercava quindi di scegliere tra modernità internazionale e cultura thailandese: costruiva un linguaggio capace di farle dialogare.


Come i tessuti thailandesi entrarono nel guardaroba reale


Negli anni Settanta il rapporto con l’artigianato divenne ancora più concreto.


Durante i viaggi nelle province thailandesi, Sirikit incontrò comunità nelle quali la tessitura costituiva una conoscenza tramandata e una possibile fonte di reddito. Intorno al 1972 iniziò a utilizzare più frequentemente tessuti prodotti nei villaggi per abiti realizzati sia in Thailandia sia in Francia.


Indossati durante cerimonie e visite internazionali, quei materiali non restavano confinati ai luoghi di origine. Entravano nelle fotografie ufficiali e nella stampa internazionale, contribuendo a modificarne la percezione: non semplici testimonianze del passato, ma componenti di una moda contemporanea e rappresentativa.


Nel 1976 nacque la SUPPORT Foundation, creata per offrire opportunità economiche alle comunità rurali e preservare tecniche come la tessitura della seta e il ricamo.


Dietro gli abiti esposti emerge quindi una rete di competenze. Il prestigio del guardaroba reale dava visibilità al lavoro necessario per produrre ogni tessuto, pur all’interno di una narrazione istituzionale costruita dalla monarchia.


Accessori e fiori nella mostra Decades of Style


La mostra invita a osservare anche gli elementi apparentemente secondari. Cappelli, borse e calzature rispondevano alle convenzioni del protocollo internazionale; i ventagli potevano invece incorporare motivi ispirati alla letteratura thailandese e lavorazioni in lacca o madreperla.


Nella sezione dedicata agli anni Settanta compaiono anche riferimenti botanici legati alla sovrana e al territorio.

La Dona Queen Sirikit non è un’orchidea, ma una Mussaenda ibrida: presenta piccoli fiori gialli circondati da brattee chiare bordate di rosa. Fu sviluppata dall’University of the Philippines e dedicata alla regina durante la visita di Stato del 1963.


La Dussita, un piccolo fiore viola presente nei prati umidi della Thailandia nordorientale, porta invece il paesaggio del Paese dentro la scenografia. Questi elementi non funzionano soltanto come decorazione: collegano il percorso espositivo alla memoria dei viaggi diplomatici e alla biodiversità thailandese.


Dalla couture europea ai designer thailandesi


Negli anni Novanta il percorso mette maggiormente in evidenza il ruolo dei designer locali, tra cui Pha, Pichita e Tirapan. La loro presenza mostra che il guardaroba di Sirikit non dipendeva esclusivamente dalle maison europee.


Con il consolidarsi della moda thailandese, i creativi del Paese assunsero un ruolo crescente nella reinterpretazione dei tessuti tradizionali e nella realizzazione degli abiti destinati agli eventi ufficiali. Negli anni Duemila, materiali thailandesi continuarono a comparire anche in creazioni di Givenchy, Valentino e Dior; la mostra sottolinea però il contributo sempre più centrale dei designer locali.


Questo passaggio è importante perché sposta lo sguardo dal solo nome della maison alla filiera. Il valore dell’abito non nasce esclusivamente dalla firma, ma dall’incontro tra progetto, materiale, competenza sartoriale e conoscenza artigianale.


Un guardaroba da leggere come archivio culturale


Decades of Style non racconta soltanto come sia cambiato lo stile della regina Sirikit nel corso dei decenni. Mostra come la moda possa collegare rappresentazione pubblica, politica culturale e lavoro materiale.


Nel suo guardaroba, tessuti prodotti nei villaggi potevano incontrare la couture europea, mentre designer thailandesi e artigiani locali contribuivano alla costruzione di un’immagine nazionale riconoscibile.



Questa visibilità non elimina le gerarchie implicite in un guardaroba reale, ma permette di osservare come la monarchia abbia utilizzato la moda per attribuire prestigio a determinate tecniche e identità territoriali.


L’elemento più significativo della mostra può quindi non essere l’abito più spettacolare. Può essere una trama irregolare, un ricamo, il nome di un designer o il riferimento alla comunità che ha realizzato il tessuto. È in questi dettagli che il guardaroba smette di essere soltanto una collezione di vestiti e diventa un archivio dei rapporti tra moda, territorio e identità.


Come visitare la mostra a Bangkok


Decades of Style: The Royal Wardrobe of Her Majesty Queen Sirikit è visitabile nelle gallerie 3 e 4 del Queen Sirikit Museum of Textiles, all’interno del Grand Palace di Bangkok.


Prima della visita è consigliabile verificare orari, biglietti e condizioni di accesso sul sito ufficiale del Grand Palace.

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