In Corea, leggere è diventato “hip”. Ma significa davvero che si legge di più?
- Valentina Bonin

- 16 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
Alla Seoul International Book Fair del 2026, le file iniziavano prima dell’apertura. Alcuni visitatori arrivavano con scarpe comode, zaini vuoti e percorsi già pianificati per raggiungere gli stand più popolari. I biglietti in prevendita erano esauriti e gli organizzatori prevedevano circa 150.000 presenze.
Organizzata al COEX dal 24 al 28 giugno, la 68ª edizione ha riunito 538 editori e organizzazioni provenienti da 18 Paesi, insieme a 326 autori e relatori. Numeri che sembrerebbero descrivere una società attraversata da un nuovo entusiasmo per i libri.

Fuori dalla fiera, però, il quadro appare molto diverso.
Secondo l’ultima indagine del Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo, soltanto il 38,5% degli adulti coreani ha letto o ascoltato almeno un libro nel periodo analizzato. La rilevazione comprende libri cartacei, ebook e audiolibri, ma esclude testi scolastici, materiali per esami, riviste e fumetti.
Come possono convivere una fiera affollata e un tasso di lettura ai minimi storici? È dentro questa contraddizione che si trova il significato di Text Hip.
Text Hip in Corea: che cosa significa?
L’espressione coreana 텍스트힙, traslitterata come Text Hip, combina il testo con l’idea di essere hip, contemporanei e culturalmente interessanti.
Non indica un genere letterario o un movimento organizzato. Descrive piuttosto la crescente visibilità della lettura e delle attività legate alle parole come espressioni di gusto e identità.
Leggere, in questo contesto, non termina con l’ultima pagina. Comprende trascrivere a mano un passaggio, sottolineare una frase, aggiungere etichette colorate, condividere una citazione, scrivere una recensione, personalizzare una copertina o partecipare a un gruppo di lettura.
Il libro diventa contemporaneamente testo, oggetto e punto di incontro. Mostrare ciò che si legge può comunicare sensibilità, interessi e appartenenza, proprio come un capo di abbigliamento, una playlist o la scelta di un locale.
Quando anche la copertina racconta chi legge
Nel 2024, gli acquisti effettuati su Yes24 da adolescenti e giovani adulti sono cresciuti del 18% rispetto all’anno precedente.
È aumentata anche la partecipazione: le recensioni pubblicate da lettori adolescenti e ventenni sono cresciute del 34,9%, mentre tra i soli adolescenti l’incremento ha raggiunto il 198,1%.
Le copertine, un tempo utilizzate soprattutto per proteggere il volume o nascondere ciò che si stava leggendo, sono diventate superfici da personalizzare. Il fenomeno viene spesso indicato con il termine chaek-kku, abbreviazione legata all’idea di decorare i libri.
Questa trasformazione non dimostra automaticamente che ogni libro acquistato venga letto. Mostra però che il libro è tornato a occupare spazio nella costruzione pubblica dell’identità.
Anche la Seoul International Book Fair ha reso visibile la stessa ambiguità. Nel 2026, alcuni stand offrivano magliette, portachiavi, giocattoli, sticker e segnalibri in edizione limitata. In certi casi, le file per il merchandising erano più lunghe di quelle per i libri.
Considerare tutto questo una prova di superficialità sarebbe troppo semplice. L’estetica può diventare una porta d’accesso alla lettura, anche se non può garantire ciò che accadrà dopo.
Questo ritorno alla carta non rappresenta necessariamente un rifiuto del digitale. Tra i coreani nella fascia dei vent’anni, il 75,3% ha letto o ascoltato almeno un libro nel periodo esaminato. Il loro tasso di lettura digitale, pari al 59,4%, ha superato quello dei libri cartacei, fermo al 45,1%.
Text Hip vive proprio dentro questa sovrapposizione: il libro fisico viene fotografato, le citazioni circolano online, le recensioni vengono pubblicate sulle piattaforme e un consiglio digitale può portare a un acquisto cartaceo.

Comprare, mostrare e leggere non sono la stessa cosa
L’aumento degli acquisti tra adolescenti e ventenni non può essere usato per affermare che l’intera Corea sia tornata a leggere. Il tasso adulto complessivo continua a diminuire e le disuguaglianze rimangono profonde.
Nell’ultima indagine, ha letto almeno un libro il 56,1% degli adulti appartenenti a famiglie con entrate mensili superiori a cinque milioni di won. La percentuale scende al 13,4% tra chi vive in nuclei con entrate inferiori ai due milioni.
Anche il tempo resta un ostacolo. Lavoro e studio sono stati indicati tra le principali cause della mancata lettura, mentre il 24,3% degli adulti ha dichiarato di dedicare il proprio tempo ad altri media e contenuti.
Il contrasto, quindi, non è tra “lettori veri” e persone interessate soltanto all’estetica. È tra la nuova desiderabilità culturale del libro e le condizioni concrete necessarie per leggerlo con continuità.
Text Hip non dimostra automaticamente che la Corea sia tornata a leggere. Mostra però che, in un ambiente digitale sempre più veloce e replicabile, il libro è tornato a rappresentare concentrazione, individualità, gusto e un rapporto più deliberato con il tempo.
Il cambiamento reale dipende da ciò che accade dopo l’acquisto: se il libro viene aperto, se la curiosità resiste oltre il trend e se leggere riesce finalmente a trovare uno spazio sostenibile nella vita quotidiana.



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