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Pink Poppy Flowers
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Roshelle e “L’origine del mondo”: la rinascita emotiva come atto creativo

  • Immagine del redattore: Valentina Bonin
    Valentina Bonin
  • 22 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Non tutti i ritorni sono un ritorno. Alcuni sono una rifondazione.


Con L’origine del mondo, Roshelle non riprende il filo da dove si era interrotto: lo spezza. E da quel gesto nasce un nuovo spazio emotivo e creativo.


Il singolo, in uscita il 6 febbraio per BMG, arriva dopo oltre due anni di silenzio discografico e funziona come un atto zero. Non è nostalgia, non è continuità: è un reset.


La rinascita non è dolce


“L’origine del mondo” cresce per stratificazioni sonore, accumula tensione, raggiunge un apice vibrante e poi si spoglia. Torna all’essenza. È una struttura ciclica che riflette un processo interiore preciso: nascita, esplosione, ricostruzione.


Roshelle racconta questo passaggio come una frattura necessaria, una stagione che esplode per farne nascere un’altra. Non c’è malinconia compiaciuta, ma una consapevolezza nuova: il cuore non come vuoto da riempire, ma come spazio finalmente abitato.



Il Big Bang di Mangiami pure


“L’origine del mondo” è anche la chiave concettuale del nuovo album Mangiami pure, in uscita il 27 marzo.


Un disco che trova in questo brano sia l’apertura che la chiusura, come se ogni cosa dovesse tornare lì: al punto in cui tutto ha avuto origine.


La direzione artistica è firmata da Tommaso Ottomano, e si traduce in una visione estetica coerente, asciutta, priva di sovrastrutture inutili. Ogni scelta visiva e sonora lavora per sottrazione, non per accumulo.


Una Roshelle diversa


Quello che emerge non è solo un nuovo suono, ma una nuova postura. Roshelle non cerca più di spiegarsi, né di rassicurare. Sceglie la pienezza, anche quando è scomoda.


“L’origine del mondo” non consola.

Apre spazio.


Ed è da quello spazio che questo nuovo progetto prende forma.

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