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Free to Be by ELLE 2026: sei identità aprono la Fashion Week di Bangkok

Immagine del redattore: CZMOS Redazione
CZMOS Redazione
1 giorno fa
Tempo di lettura: 4 min

Sei brand thailandesi, sei linguaggi differenti e una domanda comune: cosa significa essere liberi attraverso ciò che indossiamo?


La ELLE Fashion Week 2026 si è aperta il 22 ottobre al River Park di ICONSIAM, a Bangkok, con Free to Be by ELLE Presented by XPENG Thailand. Lo show collettivo ha riunito 37°C Degrees Celsius, ANURUQ, ISSUE, Kloset, PAINKILLER Atelier e SRETSIS intorno al tema generale dell’edizione, Freedom.


Free to Be by ELLE 2026

Non si trattava di presentare una collezione unitaria. La passerella ha messo in relazione sei identità già riconoscibili nella moda thailandese, lasciando che ciascuna traducesse la libertà attraverso il proprio vocabolario di silhouette, materiali, stampe e rappresentazioni del corpo.


Free to Be by ELLE 2026: sei modi di interpretare la libertà


La forza dello show risiedeva soprattutto nei contrasti. I sei brand non hanno cercato di convergere verso una sola estetica, ma hanno utilizzato il tema comune per rendere ancora più evidenti le proprie differenze.


37°C Degrees Celsius ha portato in passerella un linguaggio contemporaneo nel quale costruzione, sensualità e sperimentazione si incontrano.


Tagli e proporzioni intervenivano sulla percezione del corpo senza costringerlo dentro categorie troppo rigide. La libertà assumeva così una dimensione fisica, legata alla possibilità di mostrarsi senza aderire a una silhouette prestabilita.


Per ANURUQ, vestirsi diventava invece un esercizio di trasformazione. Il suo segmento più teatrale e istintivo suggeriva che l’identità possa essere temporanea, esagerata e persino contraddittoria. Un abito può permettere di assumere un personaggio senza doverlo spiegare o trasformare in una definizione permanente.


Con ISSUE, il concetto di libertà è passato attraverso decorazione, colore e riferimenti culturali. Motivi riconoscibili e lavorazioni ricche non sono stati trattati come elementi fermi nel passato, ma come materiali da spostare, combinare e reinterpretare. È un approccio che appartiene da tempo al brand e che continua a mostrare come la tradizione possa partecipare alla costruzione di un’immagine contemporanea.



Kloset ha lavorato sul rapporto tra femminilità, immaginazione e gioco. Il romanticismo non appariva come un codice necessariamente delicato o passivo. Poteva diventare ironico, amplificato e consapevolmente teatrale, lasciando spazio a una femminilità capace di giocare con la propria rappresentazione.


Nel segmento di PAINKILLER Atelier, la libertà si è avvicinata maggiormente al guardaroba quotidiano.


Costruzione sartoriale e funzionalità hanno mostrato come il menswear possa conservare praticità senza diventare uniforme. Anche un abito pensato per essere realmente indossato può lasciare spazio all’individualità.



A chiudere questo percorso è stata SRETSIS, con cinque look costruiti intorno a motivi floreali e animalier, silhouette femminili e accostamenti inattesi. Nel suo immaginario, romanticismo e dolcezza convivono con sensualità, ironia e una sottile inclinazione alla ribellione. La libertà non consisteva nell’abbandonare questi codici, ma nel sottrarli a una lettura troppo prevedibile.


La differenza come struttura dello show


Riunire sei marchi in un’unica passerella comportava il rischio di produrre una sequenza frammentata. In Free to Be, però, la discontinuità era parte del messaggio.

Non esisteva una sola silhouette dominante, così come non emergeva un modo “corretto” di interpretare la libertà. Ogni brand conservava i propri codici e li utilizzava per ampliare le possibilità offerte a chi indossa gli abiti.


È un passaggio significativo anche per leggere la moda thailandese contemporanea.



Lo show non ha cercato di costruire un’estetica nazionale facilmente esportabile o di riunire marchi molto diversi sotto un’identità artificiale. Ha mostrato, al contrario, un sistema nel quale romanticismo, sartorialità, streetwear, decorazione e sperimentazione possono condividere lo stesso spazio senza perdere la propria specificità.


Nuovi volti sulla passerella


Lo spettacolo ha incluso anche vincitori e finalisti dell’ELLE & ELLE MEN Runway: Model Search, progetto aperto senza limiti di età o genere e riservato a partecipanti thailandesi. L’iniziativa offriva ai vincitori un first look alla fashion week e una digital cover, mentre gli altri finalisti selezionati potevano partecipare alla passerella e ai contenuti editoriali delle due testate.


La loro presenza ha collegato il tema della libertà non soltanto agli abiti, ma anche all’accesso allo spazio della moda e alla possibilità di rendere visibili volti nuovi.


Free to Be by ELLE 2026

Lo show ha coinvolto inoltre numerosi artisti e celebrity thailandesi, mentre la performance dei DICERED con “ล็อกเป้า” ha rafforzato la sovrapposizione tra moda ed entertainment che caratterizza sempre più gli eventi di Bangkok.


Non si trattava soltanto di mostrare vestiti, ma di costruire un’immagine capace di circolare tra passerella, musica e piattaforme digitali.


Un’apertura come dichiarazione d’intenti


Free to Be by ELLE ha inaugurato un programma composto complessivamente da dodici show e diciassette brand, andato in scena dal 22 al 25 ottobre sulle rive del Chao Phraya. Come apertura, ha funzionato soprattutto come una dichiarazione d’intenti: la moda thailandese non può essere raccontata attraverso una sola estetica.


Naturalmente, scegliere Freedom come tema non significa che la moda sia già libera da standard estetici, categorie di genere o dinamiche commerciali.




Uno show sponsorizzato e costruito anche intorno alla presenza delle celebrity rimane parte di un sistema nel quale visibilità e mercato hanno un ruolo decisivo.


Il passaggio più interessante stava altrove. La libertà non veniva presentata come assenza di identità, ma come possibilità di non doverne scegliere una sola.

Sei brand sono partiti dagli stessi termini, corpo, stile e libertà, arrivando a risultati profondamente diversi.


È proprio questa pluralità, più che una singola tendenza o un look destinato a diventare virale, ad aver definito l’apertura della ELLE Fashion Week 2026.

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