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La moda thai non risponde solo alle tendenze. Risponde alla corona.

  • Immagine del redattore: Valentina Bonin
    Valentina Bonin
  • 5 giu
  • Tempo di lettura: 5 min

In Italia leggiamo la moda tailandese come un fenomeno emergente. Un mercato in crescita, una scena creativa da scoprire, qualche nome da tenere d'occhio. Quello che non leggiamo quasi mai è il sistema di regole non scritte che opera prima ancora che un designer scelga un colore o tagli un tessuto. In Thailandia, la moda non è solo espressione: è anche negoziazione con un sistema simbolico che ha la forza di un codice legale.


La Thailand Fashion Week AW'26-27 si è appena conclusa, il 27 maggio a The Halls Bangkok. Il programma includeva designer da Corea del Sud, Indonesia, Filippine, Colombia, India. Pochissimi thai, in una fashion week che porta il nome del paese. Non è un paradosso: è un dato. E dice qualcosa su dove si gioca davvero il discorso della moda in Thailandia, e chi lo controlla.

Designer Maria Krangel proudly receives a Certificate of Honour from Thailand Fashion Week
Designer Maria Krangel proudly receives a Certificate of Honour from Thailand Fashion Week


Il colore non è neutro. In Thailandia non lo è mai stato.

In Thailandia i colori sono associati ai giorni della settimana, con radici nell'astrologia induista e nelle credenze animiste pre-buddiste. Il giallo è il colore del lunedì, e con esso della monarchia: il re Bhumibol Adulyadej, il sovrano più amato del paese, era nato di lunedì. Il blu è il colore del venerdì, giorno di nascita della Regina Madre Sirikit. Questi non sono dettagli folcloristici. Entrano nel guardaroba collettivo, negli eventi pubblici, nel modo in cui un brand o un'istituzione sceglie di presentarsi.

Quando Bhumibol fu ricoverato nel 2016, i thai iniziarono a indossare il rosa come gesto di vicinanza e augurio di guarigione. Dopo la sua morte, la domanda di abiti neri da lutto fu così alta da causare carenze nei negozi. Non era moda. Era obbedienza culturale. E la distanza tra le due cose, in Thailandia, non è sempre chiara.


La legge esiste. E arriva fino al guardaroba.

La Thailandia ha alcune delle leggi sul lese-majesté tra le più severe al mondo. L'articolo 112 del codice penale punisce chiunque diffami, insulti o minacci il re, la regina, l'erede al trono o il reggente con pene fino a 15 anni di carcere. Quello che può sorprendere è quanto questo perimetro si estenda anche all'estetica.

Nel 2018, una youtuber thai finì sotto inchiesta per aver commentato negativamente su Instagram un abito da cerimonia indossato dalla concorrente thailandese a Miss Universo. Il vestito aveva elementi estetici legati alla famiglia reale. Le accuse: comportamento irresponsabile, danno alla reputazione del paese. Un caso che sembrava riguardare la moda, ma che in realtà riguardava il confine tra critica e lese-majesté.

Questo non significa che i designer tailandesi non lavorino. Significa che lavorano dentro un campo gravitazionale che la maggior parte degli osservatori occidentali non vede, o sceglie di non vedere.

Chi costruisce l'identità?

La figura centrale in questa storia è la Regina Madre Sirikit, scomparsa nell'ottobre 2024. È stata lei a definire le fondamenta estetiche della moda tailandese moderna: negli anni Sessanta, insieme a un team di storici e designer locali, ha progettato gli otto formati del costume tradizionale thai (il Chut Thai), salvaguardando le tradizioni tessili del paese attraverso la SUPPORT Foundation. La sua collaborazione con Pierre Balmain, durata oltre trent'anni, ha portato la seta thai nelle sfilate parigine e nei circuiti diplomatici internazionali.


La principessa Sirivannavari Nariratana, sua nipote, continua questo lavoro con un approccio più orientato al contemporaneo. La sua collezione SS26 "The Eternal Nautilus" integrava stoffe indigo di Don Koy e canapa intrecciata a mano da comunità di Chiang Mai. A maggio 2026 è diventata la prima Fashion and Design Ambassador della WIPO, l'organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale.


Un riconoscimento che non è solo personale: è una certificazione del modello thai di intrecciare heritage, royalty e industria creativa in un unico discorso.


Il punto però non è celebrare questo modello. È capire che esiste, che ha peso, e che plasma la scena che osserviamo dall'esterno in modo molto più profondo di quanto la stampa di moda occidentale riconosca.


Designer thai da seguire adesso.

Al di là del sistema reale, c'è una scena creativa che lavora dentro e intorno a queste tensioni. Questi sono i nomi che, secondo noi, vale la pena conoscere:

ISSUE (fondatore: Bhubawit Kritpholnara): approccio concettuale, lavoro sulla sostenibilità e reinterpretazione dei codici artigianali thai in chiave contemporanea. La collezione FW2025 rileggeva la cesteria tradizionale come linguaggio di moda.

ASAVA: uno dei brand thai con following internazionale più consolidato. Riscrittura del classico, con qualita' materica e attenzione alla costruzione del capo. Riferimento per chi vuole capire dove si posiziona il tailored tailandese.

PAINKILLER Atelier: menswear con identita' forte e capacita' di costruire un punto di vista riconoscibile. Piu' edgy di ASAVA, piu' narrativo di molti contemporanei.

NAGARA: parte del roster BIFW, lavora su un registro piu' minimal e strutturato. Da osservare per come gestisce la tensione tra heritage locale e mercato internazionale.

PATINYA: femminile, con una costruzione estetica coerente nel tempo. Presente anche fuori dalla Thailandia (Cambogia). Uno dei nomi da seguire per chi cerca un ingresso nel sistema luxury thai.

Greyhound Original: il brand piu' noto fuori dai confini. Minimalismo, ironia, e una capacita' di tradurre il mood di Bangkok in capi portabili. Utile come punto di calibrazione.


La moda tailandese non si capisce guardando solo le passerelle. Si capisce guardando il sistema in cui quelle passerelle esistono: chi le autorizza, quali colori si possono portare, quali critiche si possono fare. L'Italia guarda da lontano. Forse e' il momento di guardare piu' da vicino.

Team Chungkang College of Cultural Industries designer proudly receives a Certificate of Honour from Thailand Fashion Week
Team Chungkang College of Cultural Industries designer proudly receives a Certificate of Honour from Thailand Fashion Week

Cos'e' la Thailand Fashion Week?

La Thailand Fashion Week e' un evento internazionale biannuale di moda che si tiene a Bangkok, con sfilate nelle categorie Couture, Femme, Homme e Avant-Garde. L'edizione AW'26-27 si e' svolta il 26-27 maggio 2026 a The Halls Bangkok.

Perchè i colori hanno un significato speciale in Thailandia?

In Thailandia ogni giorno della settimana e' associato a un colore, con radici nell'astrologia induista. Il giallo e' il colore della monarchia perche' il re Bhumibol Adulyadej era nato di lunedì. Il blu e' associato alla Regina Madre Sirikit. Queste associazioni influenzano il modo in cui si vestono cittadini, istituzioni e brand nelle occasioni pubbliche.

Chi e' la principessa Sirivannavari e cosa fa nel campo della moda?

La principessa Sirivannavari Nariratana e' nipote della Regina Madre Sirikit ed e' la creative director del brand di moda che porta il suo nome. Lavora con tessuti artigianali tailandesi come l'indigo di Don Koy e il cotone intrecciato di Chiang Mai. A maggio 2026 e' diventata la prima Fashion and Design Ambassador della WIPO.

Quali sono i designer tailandesi piu' importanti da seguire?

Tra i nomi piu' rilevanti del sistema moda thai contemporaneo: ASAVA, ISSUE, PAINKILLER Atelier, NAGARA, PATINYA e Greyhound Original. Tutti hanno sfilato al Bangkok International Fashion Week 2025 (BIFW2025).

Come influenza la legge sul lese-majeste' la moda in Thailandia?

Le leggi sul lese-majeste' in Thailandia sono tra le piu' severe al mondo. Proteggono la famiglia reale da critiche o insulti e si estendono anche all'ambito estetico: ci sono stati casi in cui la critica a un abito con elementi reali e' stata denunciata come violazione di queste leggi.


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