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Visionary Stage 2026 chiude al BIFW: la nuova moda thailandese tra università e cultura pop

Immagine del redattore: Valentina Bonin
Valentina Bonin
14 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Dal 1 al 4 ottobre, tredici università e istituti e tre brand hanno trasformato il Siam Center in un laboratorio dedicato alle nuove generazioni del fashion thailandese. Tra artigianato, sostenibilità, culture regionali ed entertainment, la passerella ha mostrato un’identità impossibile da ridurre a una sola estetica.


Si è conclusa il 4 ottobre al Siam Center di Bangkok la Visionary Stage 2026, parte del programma della Bangkok International Fashion Week.

BIFW

Per quattro giorni, l’Atrium 2 ha ospitato le collezioni di tredici università e istituti, insieme alle presentazioni di tre brand indipendenti. Il programma ha coinvolto decine di giovani designer e numerosi ospiti provenienti dalla musica e dall’intrattenimento thailandese.


Più che una semplice successione di sfilate, la Visionary Stage ha mostrato come la nuova moda thailandese stia cercando un linguaggio capace di collegare formazione, innovazione tessile, artigianato e cultura pop.


Dalle università alla passerella


Uno degli aspetti centrali dell’edizione 2026 è stato il ruolo assegnato alla formazione.


Le collezioni universitarie non sono state presentate come esercizi preparatori, ma come progetti capaci di affrontare questioni contemporanee: crisi climatica, upcycling, identità regionali, nuove tecnologie e trasformazione delle tradizioni.


La Bangkok University ha esplorato il rapporto tra moda e risposta ai disastri naturali con RE:SILIENCE 5.0: From Cyber to Nature. La Khon Kaen University ha invece trasformato la passerella in un archivio vivente, nel quale miti, animali, architetture e culture tessili possono essere conservati proprio attraverso il cambiamento.



Altri progetti hanno riletto rituali e immagini popolari attraverso streetwear, denim, ricamo, stampa digitale e materiali di recupero. Le zebre votive thailandesi, il Muay Thai, il mor lam, il Phi Ta Khon e le feste tradizionali sono entrati nelle collezioni senza essere trattati come elementi immobili del passato.


Una moda thailandese fatta di territori differenti


La Visionary Stage 2026 ha portato sulla stessa passerella scuole provenienti da Bangkok, Chiang Mai, Khon Kaen, Udon Thani, Maha Sarakham, Songkhla e Pattani.

La loro presenza ha mostrato perché sia difficile parlare della moda thailandese come se esprimesse un’unica identità nazionale.


Made in Thai, Made by Us della Chiang Mai University ha interpretato la cultura del Nord attraverso prospettive individuali e riferimenti pop. La Thammasat University ha lavorato sulle culture Akha, Hmong e Lisu, traducendo spiritualità, memoria e strutture artigianali in forme contemporanee.



Nel Nord-est, l’energia del mor lam e dell’Isan ha incontrato la grafica digitale e lo streetwear. Le collezioni provenienti dal Sud hanno invece utilizzato batik, perline del Nora, motivi ispirati alle onde di Songkhla e riferimenti alla cultura malese-thailandese.


La tradizione non è apparsa come un repertorio da riprodurre fedelmente, ma come un materiale da trasformare.

Dalla ricerca all’identità


Accanto alle istituzioni, tre presentazioni hanno mostrato modi differenti di tradurre la sperimentazione in una proposta commerciale.


Tao Thong Dam, insieme a Mohhomphrae, Heritage e Kanhom, ha costruito con Deratchan un’immagine ruvida della sopravvivenza urbana a Bangkok, tra grafiche bilingui, nero, bianco e influenze rock e street.


Keira Selbe ha portato il gioiello al centro dell’abito con FORGED ADORNMENT, trasformando catene e strutture metalliche in silhouette da indossare.


Sleeping Cloud ha seguito una direzione opposta con COMFORT IS THE MAIN CHARACTER: pigiami, cardigan, tonalità pastello e tessuti traspiranti hanno collegato moda, viaggio e wellness lifestyle.




Quando la cultura pop incontra la moda emergente


Nel corso delle quattro giornate, attori e artisti molto seguiti hanno partecipato agli show, portando le collezioni davanti alle community nate intorno alla musica, alle serie e ai fandom digitali.


Tra gli ospiti annunciati figuravano membri di BUS, ATLAS e DICE, insieme a THOMAS e KONG, MAX e NAT, YIM, LATTE e KIM, BEVER e TONLIEW e numerosi altri protagonisti dell’intrattenimento thailandese.



CZMOS ha seguito l’evento sul posto, realizzando fotografie e brevi conversazioni con alcuni degli ospiti. Attraverso dettagli legati ai materiali, al comfort e ai riferimenti personali, gli artisti hanno contribuito a rendere immediatamente leggibile il lavoro dei designer anche a un pubblico esterno alla moda.


Questa visibilità rimane efficace soltanto se i celebrity guest non diventano l’unico centro dell’attenzione. Il valore della Visionary Stage risiede nella possibilità di utilizzare la loro popolarità per avvicinare nuove persone a scuole, brand e progettisti ancora poco conosciuti fuori dalla Thailandia.


Cosa resta dopo Visionary Stage 2026


L’edizione 2026 non ha cercato di offrire una definizione definitiva della moda thailandese. Ha mostrato, al contrario, perché una definizione unica sarebbe insufficiente.


Bangkok, il Nord, l’Isan e il Sud sono entrati nello stesso programma attraverso sensibilità differenti. Artigianato, streetwear, tecnologia tessile, sostenibilità ed entertainment hanno condiviso la passerella senza fondersi in un’immagine uniforme.



Quello emerso al Siam Center è un ecosistema ancora in costruzione, ma capace di collegare università, territori, cultura pop e brand indipendenti.


Per la moda thailandese, la sfida non sembra quindi essere quella di esportare un’immagine facilmente riconoscibile del Paese. È rendere visibile la complessità delle nuove generazioni che lo stanno ridisegnando.

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